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2017年7月12日星期三

Patek Philippe Museum: lezioni di collezionismo


Perché diventare collezionista? E soprattutto perché aprire un museo? Cosa può unirsi al Sig. Philippe Stern, famosissimi collezionisti come W. Walters appassionato di opere d'arte o J. Ringling, capostipite del famoso circo americano, o ancora E. Drummond, che vanta la più vasta collezione di opere fiamminghe? Semplice: la passione per il bello che viene sublimata nel condividere i propri tesori con la società.
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Nulla rende lo spirito angusto e geloso come la abitudine di fare una collezione, diceva Stendhal, e il grande scrittore non era errato: il mondo del collezionismo è infatti paragonabile a una fitta foresta dove è quasi piacevole perdere perché prima o poi, dopo tanto sospirare Ed altrettanto girovagare, si ritrova sempre in via: il sentiero che in lontananza luminoso appare ha lo stesso fascino dell'oggetto che tante peripezie ha procurato ma che tanto emoziona colui che solo lo sfiora. Possiamo altresì paragonarlo ad una sorta di castello incantato dove ogni volta che si cerca l'uscita si sbaglia la strada, ma allo stesso tempo si torna indietro più motivati ​​e con una più grande cultura bagagli.
Curiosità intellettuale, perseveranza, spirito d'avventura e, perché no, azzardo sono i requisiti essenziali per diventare collezionista: la motivazione? Il culto del bello! Una differenza dei collezionisti di oggetti senza valore dietro ai quali, secondo numerosi testi di psicologia sociale, avrebbe celato solo egoismo e solitudine, l'anima dei "grandi" collezionisti (includendo anche filatelia e numismatica) si sarebbe rivelerebbe estremamente altruista e sensibile: intendendo quest 'Ultima qualità non alla maniera di Oscar Wilde, secondo cui l'uomo sensibile era quello che aveva i calli stava ben attento a pestare i piedi degli altri, la sensibilità dei collezionisti, più dei veterani meno dei neofiti, sì estrinseca nel piacere , Per così dire estatico, di condividere i propri "tesori" con gli altri. Ecco quindi mostre, musei ed eventi finalizzati a una sorta di "godimento collettivo", da dove si esce si con un'aria quasi "ebetea" (bocca aperta, occhi sgranati) ma senz'altro arricchiti di conoscenza e cultura: il cibo che Nutre la mente dei collezionisti inebria con i suoi profumi l'intelletto della comunità!
Quando nel 1966 Alan Banbery, noto orologiaio ginevrino diventato poi esperto conoscitore degli orologi Patek Philippe, ha iniziato ad interessarsi degli archivi della Maison, racconta Phillippe Stern, oltre a qualche pregiata schizzi ha trovato una collezione di orologi della Casa: questo scoperta marks the beginning of a thrilling adventure between Europe and America made of continuous Viaggi tra fiere e case d'aste, alla continua ricerca di ogni tipo di materiale che potesse rivelarsi utile per far nascere la collezione, tutto condito da tenacia, curiosità, passione.
Philippe Stern spiega come tutta la collezione sia nata per un bisogno di "contingenza e necessità", quest'ultimo soddisfatta appunto con la nascita del Museo. Inoltre, la sua forte personalità, nota per caparbietà e precisione, ben collimava con quella di Alan Banbery, unito dall'amore per gli orologi "complicati". Stern e Banbery diedero così vita a una collezione fatta di pezzi storici che rappresentavano e ricostruivano l'Arte Orologiera dal XVI secolo.
Ci vollero circa 40 anni di "fatiche" per realizzare questa strordinaria collezione ma, alla fine, la soddisfazione Per il proprio operato era indescrivibile; L'ultimo passo, quasi come la classica ciliegina sulla cortina, è stata quella di trasformarla in un museo: splendidi miniature su smalto, antichi macchinari e orologi, vecchie opere sull'Arte Orologiera under the eyes admired by the people to nobilitate the souls.
Dante ha fatto tanti secoli fa, e questo Philippe Stern ha compreso molto bene, realizzando uno dei più prestigiosi progetti educativi mai visti, dando ancora più lustro al sophisticated Geneva. Patek Philippe Museum .
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